mercoledì 23 settembre 2009

Basta dollaro, negli scambi internazionali Teheran userà l’euro

da AsiaNews

Annunciata da anni, la decisione è contenuta in un decreto del presidente Ahmadinejad e riguarda in particolare gli scambi petroliferi. Con oltre quattro milioni di barili al giorno l’Iran è il quarto produttore mondiale di “oro nero”.

L’Iran, quarto produttore mondiale di petrolio, ha deciso di sostituire negli scambi internazionale il dollaro con l’euro. Lo stabilisce un decreto del presidente Mahmoud Ahmadiejad.
La decisione, precisano le agenzie iraniane, è stata presa sentiti gli amministratori delle riserve estere del Paese. La decisione riguarda in particolare proprio le transazioni aventi ad oggetto il petrolio – l’Iran ne produce oltre quattro milioni di barili al giorno - che rappresentano l’80% del totale delle entrate di valuta estera e circa il 50% delle entrate del bilancio generale dello Stato.
In realtà, la volontà di utilizzare l’euro e non il dollaro per le transazioni internazionali è stata più volte proclamata dalla Repubblica islamica negli anni scorsi. Teheran aveva anche proposto agli altri Paesi dell’Opec di abbandonare “l’affondante” dollaro a favore del “più credibile” euro. Ora il decreto presidenziale sembra aver deciso il passaggio.
In seguito al cambiamento, è stato annunciato che il tasso di interesse previsto dalla Riserva degli scambi esteri sarà ridotto dal 12 al 5%:

lunedì 21 settembre 2009

Esselunga

“Il sogno del vero uomo è la cassiera del supermercato con la ricrescita. Ma bisogna sapersi accontentare e farsi piacere ciò che passa il convento: la laureata in filosofia, la studentessa di scienze della comunicazione, la stagista che fa conservazione dei beni culturali… Mentre il cervello della cassiera è passato attraverso un solo schiacciapatate, la televisione, il loro subisce una macinatura ulteriore: lo studio coatto. Sono psichicamente così snervate che a volte sfogliano addirittura Repubblica. Ma sono le ragazze della nostra vita e un’altra vita non esiste”.

(Camillo Langone, da Da Il Foglio del 26 novembre 2005)

il mondo di Videocracy non è arrivato dal nulla

Siamo gli ultimi. Quasi quelli che vengono dopo gli ultimi. Subito dopo di noi ha inizio un'altra epoca, un altro mondo, il mondo di chi non crede più a niente, di chi se ne vanta e se ne inorgoglisce. Subito dopo di noi ha inizio il mondo che abbiamo definito, che non cesseremo mai di definire, il mondo moderno. Il mondo degli intelligenti, dei progressisti, di quelli che la sanno più lunga, di quelli ai quali non la si dà a bere. Il mondo di chi non ha più niente da imparare. Il mondo di chi fa il furbo. Il mondo di chi non si lascia abbindolare, di chi non è imbecille. Come noi. Cioè, il mondo di chi non crede più a niente, neppure all'ateismo, di chi non si prodiga per nulla e non si sacrifica per nulla.


CHARLES PÉGUY, 1972.
(da La nostra gioventù - Il denaro)

Contro la "spiritualità new-age", dal 33 d.C.




Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina,
ma, per il prurito di udire qualcosa di nuovo,
gli uomini si circonderanno di maestri secondo le proprie voglie,
rifiutando di dare ascolto alla verità per volgersi alle favole.
2 Timoteo 4,4-5

giovedì 17 settembre 2009

I Talebani hanno il diritto di poter sbagliare da soli


di Massimo Fini - 29/07/2009


Non è certo il momento di ritirare le truppe dall’Afghanistan perchè un nostro soldato è stato ucciso. Ma è da tempo che avremmo dovuto chiederci seriamente che cosa ci stiamo a fare in quel Paese lontano cinquemila chilometri da noi, ad ammazzar gente che non ci ha fatto nulla di male e, sia pur in proporzione di uno a cento data la sperequazione delle forze, a farci ammazzare.
Le motivazioni ufficiali, ribadite anche di recente dal ministro Frattini, sono: 1) combattere il terrorismo internazionale; 2) garantire la sicurezza all’interno di quel Paese; 3) aiutarne lo sviluppo.
1) Gli afgani non sono terroristi, tantomeno internazionali. Non c’erano afgani nei commandos che abbatterono le Torri Gemelle, non un solo afgano è stato trovato nelle cellule, vere o presunte, di Al Qaeda scoperte dopo l’11 settembre. C’erano arabai sauditi, yemeniti, giordani, egiziani, algerini, tunisini, ma non afgani. Nei dieci anni di durissimo confilitto contro l’invasore sovietico, gli afgani non si resero responsabili di un solo atto di terrorismo e anche adesso che la guerriglia si trova di fronte un esercito praticamente invisibile, che fa uso a tappeto di bombardieri, ed è quindi costretta a cercare forme alternative di lotta, gli atti di tipo terroristico sono relativamente pochi e comunque sempre mirati ad obiettivi militari o politici. Del resto non si può gabellare una lotta di resistenza che dura da otto anni, con l’evidente appoggio della popolazione senza il quale non potrebbe esistere, per terrorismo. Lo stesso Karzai, che è un fantoccio degli americani, è stato costretto ad ammettere: "Bisogna trattare con i Talebani perchè sono parte di questo Paese".
Ai Talebani, come gli altri afgani che li appoggiano, interessa solo il proprio Paese, non hanno alcuna intenzione di fare la "guerra santa" all’Occidente. Dice: ma l’Afghanistan è tuttora la culla del terrorismo quaedista, cioè arabo. Ma basta un semplice ragionamento per escluderlo. Che interesse avrebbero i terroristi internazionali a far base in un Paese dove stazionano 80mila soldati Nato, quando potrebbero benissimo stare nello Yemen, che li protegge, o mimetizzarsi fra le popolazioni in Arabia Saudita, in Giordania, in Egitto per prepararvi in tutta tranquillità i loro eventuali attentati?
2) È del tutto evidente che la situazione di insicurezza e di instabilità dell’Afghanistan è frutto proprio della presenza di quelle truppe straniere che dovrebbero portarvi l’ordine e invece provocano il disordine perchè quel popolo orgoglioso, che ha cacciato inglesi e sovietici, non tollera occupazioni, comunque motivate.
3) È tutto da dimostrare che gli afgani vogliano il nostro tipo di sviluppo, secondo le nostre leggi, le nostre istituzioni, i nostri usi, i nostri costumi, violentandone i loro e quell’equilibrio agro-pastorale su cui hanno vissuto per millenni.
Adesso le "Vispe Terese" dell’Occidente scoprono che gli americani usando un loro alleato, l’uzbeko Dostum, "signore della guerra", uno dei peggiori pendagli da forca della regione, hanno ucciso duemila prigionieri talebani e poi li hanno gettati nelle fosse comuni. Ha scritto Gino Rampoldi su La Repubblica: "Se siamo onesti dobbiamo ammettere che queste cose le abbiamo sempre sapute".
I Dostum, gli Heckmatyer, gli Ismail Khan, "signori della guerra" che taglieggiavano, rubavano, ammazzavano, stupravano a loro piacimento e arbibrio, i Talebani li avevano cacciati dall’Afghanistan e avevano ristabilito l’ordine e la legge nel Paese, sia pur un duro ordine e una dura legge, la Shariah, peraltro consonante con i sentimenti della maggioranza di quelle popolazioni. Inoltre nel 2000, l’anno prima dell’aggressione americana, il Mullah Omar aveva stroncato il traffico dell’oppio (oggi l’Afghanistan ne produce il 93% del totale mondiale).
E allora? Il generale russo che comandò le truppe sovietiche in Afghanistan ha detto: "Le truppe Nato si devono ritirare. Bisogna lasciare che gli afgani sbaglino da soli". Ed è paradossale ed avvilente che le parole più ragionevoli sull’Afghanistan le abbia dette un generale ex comunista.

mercoledì 16 settembre 2009

quando ronde, telecamere e ordinanze varie le facevano gli altri




sempre detto io, che la lega è in fondo un partito di sinistra vecchia maniera.

martedì 15 settembre 2009

one like putin...

attendiamo video simili anche sui politici nostrani..."one like mastella" anyone?